Isola Tiberina, l’Isola dei segreti

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PONTE FABRICIO

Sapevate che il ponte più antico di Roma è proprio sull’Isola Tiberina?
Stiamo parlando del Ponte Fabricio costruito, su commissione di Lucio Fabricio, nel 62 a.C. per rimpiazzare un ponte in legno precedente andato distrutto in un incendio.
Se pensavate, quindi, che il ponte più antico e percorribile di Roma fosse Ponte Milvio, vi sbagliavate, perché sebbene sia realmente precedente a livello di datazione, ha però subito danneggiamenti tali da dover essere (anche se solo in parte) ricostruito, mentre il Ponte Fabricio ha mantenuto nel corso di più di duemila anni la sua originaria struttura.

TORRE CAETANI

C’è anche una torre medioevale, costruita in laterizio tra il XIV al XVI, sulla nostra Isola Tiberina, ed è la celeberrima Torre Caetani.

Questo luogo fascinoso e iconico ha, però, anche un altro nome, ossia #TorreDellaPulzella, a causa di una piccola testa femminile in marmo murata presso l’angolo che guarda il ponte. Nonostante sia stato attestato che la statua sia di epoca giulio-claudia, vi era una splendida leggenda che diceva che fosse il ritratto di una pulzella discendente di una famiglia facoltosa del ‘300 che, costretta a sposare un uomo che non amava, aveva rifiutato le nozze e attendeva alla finestra il ritorno dell’amato, partito in battaglia.

PALLA DI CANNONE

All’interno della Chiesa di San Bartolomeo, già particolarissima per la sua stratificazione (si erige sull’antico Tempio di Esculapio), c’è una qualcosa di davvero singolare: una palla di cannone!!

Incastonata all’interno della Cappella del SS. Sacramento, fu scagliata durante l’assedio della Repubblica Romana a opera dei Francesi nel 1849. Allora non vi fu nemmeno un ferito, nonostante la chiesa fosse piena di fedeli che partecipavano alla messa.
Da quel momento venne detta “del miracolo” e lasciata nel muro a memoria dell’avvenimento.

TEMPIO DI ESCULAPIO

Le fondamenta su cui si erge la chiesa di San Bartolomeo poggiano sull’antico tempio dedicato a Esculapio, dio della medicina al quale anticamente venne consacrata l’Isola. Infatti, durante un’epidemia, dei saggi romani vennero inviati in Grecia per prendere una statua del dio da portare a Roma per propiziare la guarigione dei malati. A Epidauro, però, salì sulla nave romana un serpente (simbolo di Esculapio stesso) che una volta nei pressi dell’Isola Tiberina strisciò giù dalla nave indicando così il luogo prescelto dal dio per la costruzione del suo Tempio.

Ancora adesso, sulla “prua” dell’Isola vi sono i resti marmorei di questa costruzione a forma di nave, con tanto di teste leonine per ancorare le imbarcazioni e serpenti scolpiti.

COLONNA "INFAME"

C’è una specie di colonna sull’Isola Tiberina, di sezione quadrata e con un coronamento a cuspide, sormontata da una croce. Questa colonna molto particolare fu costruita nel 1869, come riporta l’iscrizione, in sostituzione della precedente colonna che si trovava in quel luogo e che andò distrutta.
Quest’ultima era chiamata “Colonna Infame” perché su di essa venivano affissi (nel giorno della festa di San Bartolomeo – 24 agosto) i nomi dei “banditi che non si erano comunicati il giorno di Pasqua”. Questa funzione venne mantenuta nei primi anni anche dalla nuova colonna, ma piano piano venne abbandonata.

Fatto sta che anche la Colonna Infame, di origine cinquecentesca, andava, a sua volta, a sostituire un monumento precedente. Uno splendido obelisco di origine romana (ora smembrato in vari musei) che costituiva l’“albero maestro” di quella nave che è l’Isola Tiberina stessa.

PONTE ROTTO

È forse uno dei monumenti che più ci fanno pensare all’Isola Tiberina, ma conosciamo quale incredibile e sfortunata storia si celi dietro alle rovine del cosiddetto #PonteRotto?

Innanzitutto il suo nome originario è Ponte Emilio, in quanto costruito per la prima volta da Manlio Emilio Lepido nel 241 a.C. La sua importanza era capitale perché collegava le due sponde del Tevere in un punto strategico che conduceva a tre luoghi fondamentali per l’antica Roma: il Campidoglio, il Foro e il Circo Massimo.

Proprio per questo motivo, nonostante i suoi ripetuti crolli e cedimenti, venne sempre ricostruito, tentando di mantenerlo in piedi. A quell’altezza, infatti, il Tevere acquista un’enorme velocità e la corrente diventa talmente forte da essere in grado di distruggere tutto quello che gli si trova dinnanzi, e quindi anche la struttura in pietra del Ponte.

Nonostante ciò, per secoli venne sempre ricostruito e anche in epoca rinascimentale vennero fatti due ulteriori tentativi per salvarlo ma, a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, l’ennesima alluvione si portò via tre delle sei arcate del Ponte.
Nel 1853 venne inglobato in un ponte metallico, fino a quando per la precarietà della struttura ne fu decretato l’abbattimento e così il ponte rimase definitivamente un rudere, come appare anche ai giorni nostri.

Una storia davvero tormentata quella del Ponte Rotto che, però, con la sua rigogliosa vegetazione a fargli da cornice ha mantenuto il suo sempiterno fascino e la sua meraviglia.