Curiosità dell’Isola Tiberina

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L’isola Tiberina è un luogo che affascina ogni anno tantissimi  visitatori ed uno dei motivi è proprio la sacralità che questo luogo emana. Le sue origini, così oscure, sono un argomento che suscita interesse e attrazione. La nascita dell’isola è legata, secondo la tradizione, alle versioni di due racconti, quello su Esculapio e quello dei covoni di grano.

Sebbene il nucleo dell’isola sia caratterizzato dalla sovrapposizione, nel susseguirsi dei secoli, di roccia vulcanica e detriti di alluvioni, alcuni ne attribuiscono la creazione ai cittadini romani durante la rivolta contro Tarquinio il Superbo, nel 510 a.C.. Pare, infatti, che dopo la cacciata dei Tarquini i Romani gettarono nel Tevere una gran quantità di covoni di grano appartenuti a questi ultimi e che questo portò alla formazione della prima massicciata.

Un’altra leggenda, ben più nota della prima, è quella che vuole che durante il 291 a.C., nel pieno di un’epidemia, una nave salpò verso la città sacra al dio della medicina Esculapio, Epidauro, per chiedere soccorso: un serpente, per molti una manifestazione di Esculapio, fuggì dal tempio e, una volta sceso dalla nave, nuotò fino all’isola, che da quel momento fu consacrata al dio e ritenuta un luogo miracoloso.

Oggi in piazza San Bartolomeo possiamo ancora ammirare la chiesa che un tempo era il tempio di Esculapio, punto indicato dal serpente e simbolo delle tante guarigioni avvenute e il pozzo attuale corrisponderebbe, invece, alla fonte del tempio; come testimonianza dell’avvenuto l’isola prese la forma di trireme, con tanto di prua, poppa e albero maestro, rappresentato, in origine, da un obelisco e poi da una colonna con la croce, ora inesistente, chiamata “colonna infame”, perché lì erano affissi i nomi dei “banditi che nel giorno di Pasqua non partecipavano alla messa eucaristica”.

Ma se ben due segreti di questa isola preziosa riguardano la nascita di essa, vi è una leggenda altrettanto misteriosa, che ha come protagonista questa volta i morti.  Al XVII secolo viene fatta risalire la Confraternita dei Sacconi Rossi: la leggenda narra che a questa confraternita, il cui nome deriva proprio dal loro indossare dei mantelli con cappucci rossi, spettasse il compito di trasportare sull’isola Tiberina tutti coloro che avevano perso la vita nel Tevere e di occuparsi anche della loro sepoltura se nessuno li reclamava. Ancora oggi il 2 novembre ha luogo sull’isola una commemorazione di tutti “i morti senza nome” che culmina nel rilascio di alcune corone di fiori nel Tevere. La Confraternita, estintasi dopo l’inizio delle sepolture esclusivamente al Verano, si è ricostituita di recente per iniziativa dell’Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli, uno degli ospedali dell’isola.

E forse non tutti sanno che il nome di questo edificio deriva proprio dall’esclamazione del suo fondatore Giovanni di Dio, frate portoghese che si aggirava per le vie di Granada esortando i passanti ad agire generosamente. Ai più attenti osservatori non sarà sfuggito, inoltre, il particolare di una torre medioevale del X secolo, anche chiamata “torre della Pulzella”, per la testa marmorea raffigurante una giovinetta. L’isola romana è un vero e proprio covo di miti e tradizioni, così segreti da risultare spesso sconosciute agli stessi cittadini attuali.

Naomi Roccamo