LO SPECCHIO DEL CINEMA

Programma 16-31 agosto
8 Agosto 2017
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24 Agosto 2017
Una riflessione slegata sul rapporto tra il cinema e il nostro mondo

L’Isola del Cinema, l’evento cinematografico estivo più famoso di Roma, si accinge a portare a termine gli ultimi trenta giorni di questa XXIII edizione.

Molte sono state le pellicole proiettate nei tre schermi sull’Isola Tiberina, e altrettanto vari sono stati i temi che hanno unito film e linguaggi registici e letterari insiti in un determinato evento.

Lo specchio del cinema è una breve, ma importante, rassegna che propone di creare una storia e una riflessione finale, assolutamente prive di morali e accuse critiche verso determinate persone o stili di vita, mediante la proiezione di quattro film superficialmente molto diversi tra di loro, ma che possono essere uno dei tanti buoni esempi per creare un mixing perfetto per dar vita a questa storia.

Tutti noi sappiamo che il nostro mondo è in perenne lotta contro il genere umano.

O forse, è il genere umano ad essere il nemico, e il pianeta è solo una tragica vittima costretta a tirar fuori zanne e artigli e generare eventi spaventosi, al fine di ricordare il legame simbiotico e spirituale tra Madre Natura e i suoi figli umani, totalmente privi di coscienza.

Guerre per il potere, esperimenti nucleari, invasione di territori il cui ingresso dell’uomo è visto come un’invasione nemica…

Possiamo partire da due dei film che verranno proiettati presso l’arena del Cinelab.

La natura, terrestre o marina, potrà reagire attaccando l’uomo sul piano psicologico, dove nessuna forza può penetrare ma, di conseguenza, neanche uscire se ha successo nel colpire i sensori della più grande paura che essere umano possa avere.

Parliamo, in questo caso, del famoso “Lo squalo” di Steven Spielberg, tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley che tutti conoscono benissimo, dotato di un plot semplice ma d’effetto: un famelico squalo bianco inizia ad uccidere i bagnanti di una solare cittadina balneare, e tre uomini saranno costretti a fermare la bestia.

Molto semplice, ancora, ma il Maestro ha voluto e saputo mettere in scena diversi aspetti tra i personaggi della location estiva e il mostro degli oceani, indicando più volte la presenza di questo grosso pesce come un vero e proprio miracolo della natura.

Ma qual è il problema, direbbe chiunque, se in questo film sono assenti le figure di criminali, assassini o gente dalla moralità oscura che, certamente, non mancherebbe a nessuno se venisse divorata viva da uno squalo? Perché la natura ha inviato questa creatura dalle zanne di ferro a spargere terrore e morte, in una punizione che nessuno ha compreso?

La risposta è apparentemente assente nel lungometraggio del Maestro Spielberg, ma perfettamente rintracciabile nel libro di Benchley: il sindaco della città viene descritto come un corrotto che non esita a inviare due rappresentanti di una banda mafiosa contro la famiglia del capo della polizia Brody, eroe principale che desidera il bene della città con la chiusura delle spiagge al fine di evitare altre vittime sacrificali per il gigantesco squalo bianco, e per questo nemico del sindaco che desidera solo trarre profitto dalle visite turistiche.

Il messaggio potrebbe essere codificato in questo avvertimento: se la natura invia una forza, sia per causalità che per casualità, tu non sfidarla.

Ed è in casi ancora più estremi, quando Madre Natura e le sue forze ultraterrene vengono sfidate apertamente dall’arroganza e dalle armi dell’uomo, che essa si vendica proprio ritraendo contro i suoi figli traditori le loro stesse armi.

Esperimenti pericolosi e inutili, che hanno causato la perdita di vite umane e della vita di determinati terreni, hanno fatto si che gli effetti collaterali portassero alla nascita di nuovi guardiani retributivisti, ovvero giustizieri e anche vendicatori vendicativi, che mandassero messaggi di paura e morte, per ricordare ancora una volta chi siede sul trono della giustizia empirica planetaria.

È proprio Godzilla ad aver iniziato questa opera di caos e distruzione nel continente giapponese, suo luogo di nascita, forte della sua missione nel dimostrare al mondo di che cosa è capace una creatura nata dalla stupidità delle armi e della guerra umane, quando è troppo tardi per ammettere le proprie colpe.

C’è da dire, però, che il Re dei Mostri – i cosiddetti Kaiju, nati proprio come lui – ha anche avuto occasione di fermarsi appena in tempo, una volta raggiunta l’entità del suo messaggio, senza quasi mai cadere nella tentazione di spargere altro sangue, arrivando addirittura a combattere contro altri suoi simili, ma completamente volti al male e alla distruzione, come i due M.U.T.O nel film diretto da Gareth Edwards, ancora una volta orrori nati dalla sperimentazione umana di forze e formule che, semplicemente, non possono essere comprese e controllate.

Una curiosità su entrambi i film: “Jaws” e la saga dei Kaiju non sono entrambi dei Monster Movies, il prodotto spielberghiano è a tutti gli effetti un horror-thriller che miscela sapientemente anche elementi di avventura e di ben dosata comicità tra i personaggi, caratteristiche assenti nel primissimo film del Re dei Mostri e, mano a mano, sempre più presenti nei successivi, ma entrambe le pellicole condividono una similitudine: la creatura protagonista che da il titolo all’opera non viene immediatamente introdotta in maniera brutale, repentina e ingombrante dinanzi agli occhi dello spettatore, ma cresce gradualmente con l’avanzare della storia, fino a giungere al punto clou in cui compare nella sua maestosità, pronta a compiere la sua missione.

Gli altri due film, hanno in comune un titolo e un’ovvia ambientazione: un labirinto.

Ed entrambi, considerati come fantasy non tradizionale – privi di elementi terribilmente scontati e simili tra di loro come una noiosa copia de “Il Signore degli anelli” come elfi, nani, draghi sputa fuoco, Oscuri Signori, eroi improbabili designati da imprecisate profezie – vedono la storia ruotare intorno alle giovani protagoniste come il desiderio di evasione da un mondo a loro scomodo, ed affrontare con riluttante consapevolezza e probabile rinnego dell’avanzare dell’età adulta.

“Labyrinth – dove tutto è possibile”, film cult diretto da Jim Henson, il papà dei Muppets, prodotto da George Lucas e magistralmente interpretato da David Bowie nella parte di Jareth il Re dei Goblin,  è indubbiamente più comico e calmo rispetto al cruento “Il labirinto del fauno”, dominato dalla violenta Guerra Civile Spagnola ma, senza rovinare le trame e gli elementi chiave delle pellicole, il desiderio volontario delle eroine principali di avventurarsi in un mondo misterioso e anche pericoloso, si evince da un contesto che causa loro fastidio e sofferenza (una famiglia indesiderata per Sarah di “Labyrinth” e un patrigno violento e fascista per la piccola Ofelia di “Pan’s labyrinth”).

Questi ultimi due film non tengono in considerazione l’intervento divino delle forze della natura, dal momento che il primo si regge su un contesto famigliare che la protagonista non accetta, il secondo sul dualismo oscuro tra un mondo segnato dalla guerra e una dimensione sinistra che sembra essere lo specchio contorto dello stesso pianeta martoriato dai sanguinosi conflitti bellici.

La storia che vorrebbe narrare Lo specchio del cinema, ha messo in mezzo anche personaggi innocenti come bambini o ordinari ragazzi con sogni e ambizioni che, costretti ad avere a che fare con un mondo in conflitto con i suoi stessi abitanti, cui un giorno anche loro, contro la propria volontà, saranno costretti a mischiarsi, hanno deciso di evadere da questa realtà per arginare le loro difficoltà e, se possibile, prepararsi al conflitto decisivo con il loro ultimo ostacolo e superarlo, una volta per tutte.

Il racconto che questi quattro film, molto diversi tra loro come i quattro elementi del nostro pianeta, termina qui.

Lo specchio del cinema avrà una duplice, e tuttavia unica, sfaccettatura che metterà a confronto l’arroganza del genere umano e i suoi effetti collaterali, tanto sul proprio mondo quanto sui propri figli, che potranno essere costretti ad emulare le gesta dei loro genitori, un giorno e che, tuttavia, mediante la visione di film diversi tra di loro, come una sorta di pausa tra un dramma e l’altro delle altre pellicole, servirà a ricordare che ci sarà sempre una scelta per voler migliorare qualcosa a fin di bene per il posto che, nonostante le minacce da noi stessi create, siamo abituati a chiamare casa.

 

Alfred Bestia