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Il nuovo Re Kaiju risponde ai kolossal di Hollywood

Tutti sappiamo di chi si parla, quando sentiamo l’inconfondibile ruggito in qualunque frammento di opera audiovisiva: il titanico e discusso eroe e, occasionalmente, malvagia creatura del Sol Levante, dalla forza bruta e dalla capacità di emettere un soffio di fuoco radioattivo, frutto dei disastri nucleari commessi dall’impudenza dell’essere umano.

Nato nel 1954, nell’omonimo film nipponico diretto e prodotto dai maestri Ishiro Honda e Tomoyuki Tanaka, il Re dei Mostri è oggi diventato un’icona della cultura popolare esattamente come i suoi colleghi King Kong, Dracula, Wolfman e la Mummia e, sebbene non rientrino nel mondo dei Kaiju, anche supereroi e supercattivi come Batman e il Joker, sul piano delle icone pop in voga tra il pubblico giovanile e il pubblico anziano.

Godzilla è stato magistralmente concepito come unica forza della natura, designato come unico della sua specie e necessariamente concepito come malvagio in base alla concezione degli esseri umani che, dinanzi ad una creatura sconosciuta che agisce di puro istinto, difendendo il suo territorio o colonizzandone uno nuovo per mettere radici ed espandere il suo dominio, altro non possono fare che provare paura e tentare il contrattacco.

È opportuno fornire questa lunga premessa per far si che l’ultimo film del Re dei mostri, “Shin Godzilla” (o “Godzilla resurgence”) venga compreso in ogni sfaccettatura.

Il mostro nacque come metaforica critica agli esperimenti nucleari avvenuti nel corso della Seconda Guerra Mondiale e al disastroso episodio della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki, il film non presentava la benché minima traccia di comicità involontaria o forzata: la fotografia notturna suggerisce la malvagità attribuita dal popolo giapponese nei confronti del mostro, mentre questo emerge dalle acque pronto ad attaccare la città, a metà della pellicola. Nel frattempo, il suo mito e l’immaginazione del suo aspetto aleggiavano nel dubbio nella prima parte dell’opera.

Godzilla ha avuto, nel corso degli anni, forse per via dei differenti registi e produttori e anche, soprattutto, per stare al passo con i tempi e con il pubblico sempre più giovanile, molti volti, tanto sul piano estetico tanto su quello caratteriale: da villain mostruoso ad antieroe, costretto a combattere altri mostri per difendere il proprio territorio.

Nonostante i buoni propositi e il dubbio che il mostro abbia salvato il Sol Levante per rispetto alla popolazione oppure per stabilire il proprio dominio, salvando comunque molte vite, è impossibile definire Godzilla un eroe puro, a causa degli effetti collaterali delle sue battaglie contro i più malvagi dei Kaiju, come il drago a tre teste King Ghidora e il demoniaco Destroyah, che hanno contribuito alla perdita di altrettante vite innocenti, non solo dell’onnipresente esercito militare giapponese (o statunitense, se parliamo della versione hollywoodiana).

Cionondimeno, quando nel corso degli anni la paura di una guerra nucleare si stava pian piano dissipando – salvo poi piombare nel dubbio e nella paura nel periodo della Guerra Fredda – il Re dei mostri, denominato scherzosamente Godzy proprio in questo specifico periodo, assunse un ruolo sempre più paterno e volontariamente comico e giocoso, soprattutto nei film dell’era Showa in cui è visto combattere con mosse di arti marziali e di wrestling – rendendo l’idea di un uomo dentro un pesantissimo costume da mostro.

Questa versione del Re Kaiju ha forse portato a molti prodotti di franchising e merchandising al fine di attrarre a sé il pubblico composto da bambini e adolescenti, con il duplice fine di permettere alle pellicole di sfondare ai botteghini nazionali ma, soprattutto, di infondere in queste menti appassionate quel principio di curiosità che avrebbe spinto loro a scoprire le origini del mostro, riflettendo sui disastri commessi dalle azioni del proprio Paese nel corso degli anni bellici.

Non a caso, il Godzilla per i giovani è anche protagonista di una storia dell’orrore appartenente al settore delle Creepypasta, in cui il mostro è costretto a combattere contro un terribile demone infernale di nome Red, suggerendo l’idea che una creatura nata come malvagio portatore di giustizia e vendetta verso un popolo di guerriglieri senza giudizio, possa anche rivelarsi come un angelo dall’aspetto demoniaco ma pronto a fornire un aiuto e una possibilità di redenzione.

Oggi, risulterebbe alquanto fuori tempo e fuori moda un Godzilla interpretato da uno stuntman con un costume in lattice e gommapiuma che affronta i suoi nemici come se fosse in un videogioco di lotta, sostituito da una sapiente e vasta gamma di effetti speciali visivi come la motion capture e l’intera ricostruzione di un set al computer.

E, se il reboot hollywoodiano diretto dal britannico Gareth Edwards – recentemente acclamato dalla critica per “Rogue One – a Star Wars story” – vedeva ancora una volta il Re dei mostri come antieroe e difensore della terra, il film che verrà proiettato in questa nuova edizione dell’Isola del Cinema, riporta invece la storia e le origini all’originario punto di partenza: abbiamo un nuovo Godzilla, ridisegnato in un aspetto crudele e demoniaco che infonde ribrezzo e paura, dotato della capacità di mutare aspetto a seconda dell’ambiente che infesta – esattamente come il malvagio Red nella Creepypasta sopracitata.

Questa volta non sembra esserci una vera e propria critica sociale nei confronti di azioni commesse senza criterio nel campo di una guerra nucleare o batteriologica, sebbene i produttori abbiano pensato alla nascita del mostro in seguito al terremoto e al maremoto di Tohoku nel 2011 e, recentemente, al disastro di Fukushima. Il film assume i toni horror del canone recente: non più una bestia che attacca di notte, quando le luci si spengono e l’atmosfera suggerisce la presenza di mostri e demoni come i film su Dracula e sull’Uomo Lupo negli anni Venti e Trenta, bensì una creatura che si erge fin da subito sotto i riflettori alla luce del sole, impassibile agli attacchi dei militari e alle suppliche delle vittime innocenti.

C’è da dire che, nonostante l’ottima idea di far nascere questo Shin – letteralmente, nuovo, reale o dio – Godzilla come la causa di un ennesimo disastro naturale o ad opera dell’essere umano, nei nostri giorni, il film sembra più che altro presentarsi come una serie di risposta alla versione statunitense del 2014, in modo da portare avanti questa rivalità tra i due Paesi – iniziata male con l’acquisizione dei diritti per la creatura del 1998 del film di Roland Emmerich, detestato dai fan del Re dei mostri per via del totale stravolgimento dell’aspetto e delle origini del dinosauro – in modo che le produzioni hollywoodiane non abbiano l’ultima parola.

Ma questa sfida dovrà, presto o tardi, trovare un compromesso: è certa l’uscita di un sequel di questo “Shin Godzilla”, dove il mostro potrebbe dar vita ad un esercito di abomini sotto il suo comando, con lo scopo di creare un’apocalisse e rimodellare il pianeta a suo piacimento, ma anche la Warner Bros ha già avviato i futuri seguiti e spin-off dove il Re dei mostri di produzione statunitense arriverà a scontrarsi con nuove versioni dei suoi nemici storici, accompagnato da altrettante versioni ridisegnate dei suoi più preziosi alleati.

Mentre i fan attendono impazienti il confronto indiretto tra le pellicole del malvagio Shin Godzilla e i prodotti del benevolo Godzilla hollywoodiano, l’Isola del Cinema è orgogliosa di presentare, il giorno 3 Luglio, l’anteprima dell’ultimo film del Re dei mostri, tornato ancora una volta a ruggire e sputare fiamme, forte di poteri mai visti prima d’ora, per dimostrare che, in fin dei conti, certe creature o animali malvagi, o con intenzioni poco amichevoli, esisteranno sempre.