La leggenda vuole che l'isola si sia formata nel 510 a.C. dai covoni del grano mietuto a Campo Marzio, di proprietà del re Tarquinio il Superbo al momento della rivolta. Poco coinvolta nelle vicissitudini della città, l'Isola Tiberina ospitò il tempio di Esculapio, dio della medicina, il cui culto fu introdotto nel 292 a.C. in seguito ad una pestilenza. Nella prima metà del I secolo a.C. venne monumentalizzata in opera quadrata, parallelamente alla costruzione dei ponti Fabricio e Cestio, e del Vicus Censorius che li collegava al suo interno: si riprendeva la forma di una nave, di cui oggi è ancora visibile la prua, con blocchi di travertino che rivestono l'interno in peperino, e alcune decorazioni raffiguranti Esculapio con il suo serpente e una testa di toro, forse utile per gli ormeggi. Al centro vi era un obelisco, a raffigurare un albero maestro simbolico, ricordo dell'arrivo nel 292 a.C. da Epidauro del culto della divinità. Due anni prima infatti alcuni saggi si erano recati nella città greca per consultare la divinità dopo una grave pestilenza: il mito vuole che un serpente - simbolo del dio - si allontanò dal tempio e salì sulla nave, ed una volta giunti a Roma lo stesso animale scese sull'isola stabilendovisi; dopo la costruzione di un tempio dedicato al dio, si racconta che la peste svanì miracolosamente. Sulle colonne del tempio di Esculapio sorge la chiesa di San Bartolomeo. Sotto l'attuale ospedale si troverebbero i resti dell'obelisco che fungeva da albero per la nave. Nel Rinascimento, grazie all'iniziativa di un ordine religioso cattolico, ebbe luogo la costruzione dell'ospedale, oggi gestito dalla Confraternita Fatebenefratelli. L'Isola ospita anche il Tempio dei Giovani Ebrei e l'ambulatorio israelitico. L'Isola Tiberina è patrimonio artistico dell'Umanità.



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Urban Islands. Il cinema e la città.

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